La Società e l'Identificazione con il Carnefice
- alexanderesposito4
- 28 giu
- Tempo di lettura: 2 min
Davanti al drammatico fatto di cronaca di Camaiore – dove Mirko e sua madre hanno perso la vita per mano del padre – come psicoterapeuta psicoanalitico non ho potuto fare a meno di pormi delle domande profonde.
Oltre allo stupore e al dolore immenso per una tragedia simile, ciò che sconvolge e interroga sono le interviste e i commenti della gente.
Molte persone sembrano quasi colludere con l'assassino: si sente dire che "il figlio era iperattivo", "la moglie insopportabile", o che l'omicida, in fondo, "era un brav'uomo".
Ma com'è possibile commentare un duplice omicidio cercando giustificazioni? Una persona che toglie la vita può essere definita "brava"?
Nella mia mente si è attivata un'equazione clinica immediata:
➡️ Vittima – Carnefice | Carnefice – Vittima

Sándor Ferenczi descrive magistralmente questo fenomeno parlando di trauma relazionale. Quando un bambino viene sopraffatto dalla paura del proprio aggressore, scinde il proprio Sé. Per sopravvivere all'annientamento, subordina la propria mente a quella del carnefice, indovinandone i desideri e arrivando a "introiettarlo".
Perché i commentatori sui social e nei media fanno lo stesso?
1️⃣ Angoscia di impotenza (Trauma per procura): Davanti a un male così radicale, l'apparato psichico collettivo subisce un trauma. Identificarsi con le vittime significherebbe sperimentare un'impotenza intollerabile. Identificarsi temporaneamente con l'aggressore, invece, restituisce una falsa illusione di controllo e forza. Per difesa economica, la società scinde una parte di sé e si schiera con il più forte.
2️⃣ Il bisogno di rassicurazione: Proprio come il bambino di Ferenczi si addossa la colpa dell'abuso per "salvare" l'adulto da cui dipende, così l'opinione pubblica cerca la colpa nella vittima. Trovare una "causa" nel comportamento di Mirko o di sua madre serve a rassicurarsi: «Se io mi comporto bene, a me non succederà nulla».
Siamo diventati una società sado-masochistica?
Viviamo in un mondo prestazionale e consumistico in cui – come ci ricordava Erich Fromm – l'avere ha sostituito l'essere. Molti hanno rinunciato alla propria autenticità in termini masochistici, sottomettendosi all'alienazione inconscia del sistema.
Il sadismo sociale emerge proprio qui: quando qualcuno disobbedisce a queste rigide leggi invisibili e ha il coraggio di esprimersi in un sano atto di libertà, viene punito. Chi attacca le vittime, in realtà, inconsciamente le invidia. Le attacca perché loro, pur nella tragedia, hanno avuto il coraggio di essere. Chi aggredisce a parole, invece, ha rinunciato a se stesso.





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